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L’origine di tutti i problemi della famiglia? Affonda le radici nel Sessantotto, quando è stato scardinato il principio di autorità dando il via ad una rivoluzione che da sociale e culturale è diventata antropologica. È la tesi di Marco Invernizzi, giornalista e reggente nazionale di Alleanza Cattolica, che lunedì 4 dicembre è stato ospite ad un incontro della Scuola di Cultura Cattolica per presentare il libro “La famiglia in Italia dal divorzio al gender”. La contestazione, ha spiegato, ha scardinato una struttura sociale che era acquisita: “le giovani generazioni dovranno difendere un modello che per noi era normale, invece loro si troveranno a dover spiegare che la famiglia è fatta da un maschio e una femmina”. Una banalità, si sarebbe portati a dire, “ma oggi non è più così, il senso comune è cambiato al punto che, se passa la legge Scalfarotto, già a dire ‘famiglie normali’ si rischierà di andare in galera”, ha proseguito. Non basterà essere “promotori” della famiglia naturale. I cattolici, secondo Invernizzi, dovranno trasformarsi in “missionari che dovranno andare a spiegare l’ovvio” sapendo che, come prevedeva Chesterton, “spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. Bisogna riscoprire la storia della prima evangelizzazione, quando grazie alle testimonianza dei grandi santi e predicatori (si pensi a Severino Boezio, che divenne consigliere di re Teodorico, o a San Benedetto) si convertivano i popoli barbari giunti ad occupare gli spazi lasciati liberi dopo la caduta dell’Impero Romano.

Che si sarebbe giunti a questo punto era prevedibile, ha proseguito Invernizzi: “Engels aveva già scritto tutto, esortando a portare la lotta di classe dentro la famiglia, tra padre e figlio e soprattutto tra marito e moglie”.

Venendo ai giorni nostri, al Sessantotto si collega anche l’ideologia del gender, “perché mette in discussione l’identità stessa dell’essere umano” e ancor più sovverte il principio per cui noi veniamo all’esistenza in un contesto che non abbiamo creato noi, ma che ci è stato donato. “Il Sessantotto entra dentro il cuore dell’uomo e lo cambia, vuole un uomo nuovo con l’obiettivo di distruggere quello vecchio”, ha commentato Invernizzi. La successione degli eventi è inequivocabile: nel 1970 viene introdotto il divorzio, confermato con il referendum del 1974; nel 1978 viene promulgata la legge 194 e nel maggio del 1981 non andrà a buon fine il referendum promosso per abrogarla. “In quegli anni abbiamo capito che c’era qualcosa che stava morendo e che l’Italia non era più un Paese cattolico”, ha dichiarato il relatore.

Oggi possiamo constatare il cambio radicale del senso comune. “L’abbandono della famiglia da parte di Togliatti e la sua convivenza con Nilde Iotti fece scandalo anche tra i comunisti – ha detto Invernizzi – perché era radicato in tutti il senso della famiglia, mentre oggi ci si stupisce se due sono insieme da 20 anni o quando si vedono famiglie con tanti figli”.

A queste condizioni, la battaglia politica non basta più, ha aggiunto il giornalista, nonostante i fatti politici non siano mancati in tempi recenti. Su questo fronte, “i due fatti politici più rilevanti sono stati senza dubbio i due Family Day di giugno 2015 e gennaio 2016. Sono politici perché avevano come obiettivo quello di rimettere la famiglia al centro della società”. Due manifestazioni che a loro sostegno non avevano né la gerarchia né grandi organizzazioni, ma “solo la speranza dei promotori e delle centinaia di migliaia di persone che a proprie spese si sono mobilitate per un ideale”.

È necessario, quindi, “riprendere ad affermare i principi fondamentali del bene comune come la sussidiarietà, la libertà di educazione, la difesa della vita”, principi per condividere i quali non è certo necessario essere cristiani, perché “se si vuole bene alla famiglia, bisogna voler bene anche a tutto quello che le sta attorno” nella società. “Non dobbiamo lasciarci portare via la speranza – ha concluso Invernizzi – perché uno che combatte deve continuare a coltivare la speranza di cambiare la situazione in cui si trova”. Con la consapevolezza che, se cambiamento sarà, esso “non verrà dalla politica, ma da un lungo lavoro di formazione della società”.